Architettura e Archeologia: il Padiglione Artemision di Vincenzo Latina

Milioni di vite passate, presenti e future, quegli edifici recenti, nati su edifici antichi e seguiti a loro volta da edifici ancora da costruirsi, mi sembra si susseguissero nel tempo, simili alle onde.

La singolare chiave di lettura che Marguerite Yourcenar, scrittrice francese del ‘900, fece sulla stratificazione e ricostruzione nei siti antichi, sembra confermare il progetto del Padiglione Artemision a Siracusa, firmato da Vincenzo Latina, un susseguirsi, simile alle onde, dell’Architettura come materia attiva e costitutiva dell’Archeologia.

Monumenti ed edifici di culto, considerati ancora oggi simbolo della perfezione e dello spessore culturale della civiltà ellenica, sorgevano nell’Acropoli, che nella città greca era solitamente costruita su un promontorio, in modo da fungere da guida e punto di riferimento per tutti i cittadini.
L’acropoli di Siracusa giaceva nell’attuale Piazza Duomo, e da più di 2500 anni questo luogo è il fulcro spirituale della città.
Il tempio principale dedicato alla dea Athena, l’Athenaion per l’appunto, ha subìto innumerevoli cambiamenti sotto le varie dominazioni, da tempio, a moschea, a cattedrale, senza mai perdere la sua principale funzione.

Ma l’Athenaion non era l’unico tempio dell’Acropoli siracusana; un altro tempio sorgeva a fianco, un raro esempio di tempio ionico in occidente, ben più antico del primo e con un destino completamente differente: l’Artemision.

Il tempio, in parte disvelato, è stato scoperto parzialmente negli anni ’60, dagli archeologi Gino Vinicio Gentili e Paola Pelagatti, a seguito degli scavi precedenti la realizzazione dell’edificio comunale limitrofo all’area di progetto. Nei sotterranei del palazzo Vermexio sono stati ritrovate, infatti, le fondamenta del monumentale tempio, alto 25 metri e largo 59, molto simile ai templi dell’Asia Minore, a cui si accedeva solo attraverso una scala di servizio interna all’edificio comunale

Il progetto di Vincenzo Latina, architetto siciliano, classe 1964, professore associato presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Catania, realizza e custodisce parte della testimonianza millenaria dell’isola di Ortigia. Il sito archeologico raccoglie, oltre ai resti delle fondazioni del tempio ionico, anche alcune capanne sicule della tarda età del bronzo e la cripta della chiesa di San Sebastianello. Il progetto del Padiglione Artemision quindi trova la sua genesi nell’area di sedime che è stata interpretata come genius loci creatore di spazi, determinando una ricucitura urbana che ripristina la continuità dei fronti di piazza Minerva.

La notevole valenza archeologica del sito ha imposto la realizzazione di una peculiare struttura portante del padiglione, costituita da un sistema puntuale e circoscritto di “appoggi”. La struttura del padiglione, del tipo a telaio infatti, non poggia direttamente sul sito archeologico ma su cuscinetti elastici e ha richiesto la realizzazione di un giunto sismico perimetrale all’edificio. Il giunto sembra far lievitare la massa dell’edificio che, rivestito da un omogeneo strato di blocchi di calcare, come un magnete “risponde” al polo opposto.
Il rivestimento perimetrale dell’edificio è caratterizzato da una trama ed una tessitura muraria che evoca il paramento murario catalano della chiesa di San Sebastianello,  situata nell’area adiacente al padiglione e demolita negli anni ’60 per la realizzazione degli edifici comunali. Come lo squarcio su una tela di Fontana, così l’architetto Latina “taglia” verticalmente la massa del prospetto, creando una connessione visiva e spaziale diretta tra i reperti del tempio ionico e la colonna d’angolo del tempio di Atena: atto di fusione delle due opere architettoniche, così vicine tra loro, da entrare in dialogo.

Al suo interno, i materiali e l’illuminazione sono interpretati come evocazione contemporanea di un ipogeo, memoria delle Latomie di Siracusa, un luogo nascosto, caratterizzato dalla penombra e dalla luce misurata con parsimonia, che filtra attraverso la “lanterna” appesa al tetto. L’interno del padiglione infatti è caratterizzato dal forte movimento plastico, per cui l’androne di connessione e accesso al piano archeologico è stato immaginato come una cella aperta, ad interpretazione della memoria del nàos del tempio ionico che genera all’interno dell’edificio uno spazio simile ad un’opera di “scavo” attuata nella massa dell’edificio. Al termine del percorso, si scopre un piccolo giardino ombreggiato e fresco, il giardino di Artemide, realizzato spontaneamente con le essenze “infestanti” già presenti nell’area. Tale spazio è stato così immaginato come “offerta” ad Artemide che, nell’immaginario mitologico, è rappresentata come dea vergine della fertilità, protettrice delle belve feroci, dei boschi, e delle ninfe.

Artemision (4)

Le architetture di Latina sono progetti che sviluppano relazioni testuali con la storia e si compongono di una sintassi che alterna con precisione antichi e nuovi linguaggi. Opere come il Padiglione Artemision dimostrano una capacità di costruzione del progetto architettonico mai banale e lontana dalle convenzioni, un perfetto equilibrio fra ciò che era e ciò che sarà. Alla domanda della notevole attenzione, a livello internazionale, delle contaminazioni fra nuovo e antico l’architetto risponde:

Perché la contaminazione sia efficace è necessario disporre di una profilassi precisa. Penso che l’equilibrio per parti sia pericoloso, preferisco raggiungere un equilibrio, per così dire, instabile, dinamico.

 Ambra

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