L’incanto della materia: Peter Zumthor e il Kolumba Museum

L’architettura di Zumthor è placida, silenziosa nella concretezza della sua massa. Volumi semplici, materiali allo stato puro, coniugati nella loro caratteristica migliore: la semplicità.

Arte e architettura rappresentano due facce della stessa medaglia nelle opere dell’architetto svizzero, due aspetti diversi e complementari per un esercizio non solo estetico ma soprattutto funzionale alle esigenze di una società in continuo mutamento. E così, quei principi basilari dell’architettura come lo spazio, i volumi, la luce, diventano nei suoi edifici mera composizione artistica e contemplativa.

La luce in particolare è un aspetto rilevante nell’architettura di Zumthor. Una luce che accarezza i volumi puri conferendo armonia e sensualità al tutto. È un’architettura che diventa opera d’arte nel preciso momento in cui prende forma, dando vita a storie mute tra i materiali e il contesto con cui questi si ritrovano a dialogare, gentilmente.

Il concetto di architettura come organismo è da considerarsi un unicuum nell’approccio progettuale di Zumthor, in una continua interazione armonica tra tutte le parti. Il principio sembra essere sempre lo stesso; un gioco simbiotico di materiali nelle loro caratteristiche primigenie. Tale approccio diventa ancor più accattivante quando si tratta di congiungere insieme  passato e presente, attraverso soluzioni di continuità del tutto speciali, che non spezzino il tempo della storia di cui si fanno portatori, ma che piuttosto la prolunghino.

Uno dei più famosi edifici di Zumthor che abbraccia tutte queste teorie insieme è il Kolumba Museum, il Museo dell’Arcidiocesi della città di Colonia. Durante il Medioevo, grazie alla sua espansione geografica, la chiesa di Santa Kolumba costituiva la più grande parrocchia della città medievale. Molte tra le famiglie più benestanti, tra cui anche i maggiori esponenti del governo della città, appartenevano a questa parrocchia, occupandosi non soltanto delle questioni municipali ma anche di quelle relative alla Chiesa, gestendo così i fondi e gli aiuti per i poveri, per l’ospedale, e le opere da donare al convento. Il museo nasce dunque dalla volontà dell’Arcidiocesi di raccogliere insieme in un unico edificio un’esposizione di tutti i beni e i resti archeologici appartenenti alla chiesa di Santa Kolumba sin dalle sue origini.

Il sito in cui oggi risiede l’edificio gotico fu tra il I e il IV secolo destinato ad abitazione romana per una famiglia di nobili origini, e successivamente ampliata con un’abside tra il VII e VIII secolo. Ulteriori ritrovamenti archeologici di sepolture risalenti al VIII e il IX secolo hanno fatto pensare ad un uso successivo di queste edificio come chiesa ad una sola navata, sfruttando la struttura preesistente della casa romana. Tale costruzione diventerà quindi il modello su cui verranno fondate le successive chiese nello stesso sito, amplificandone la pianta e gli ornamenti a seconda degli usi e influenze artistiche dei diversi periodi storici che susseguiranno. La seconda Guerra Mondiale raderà quasi completamente al suolo l’edificio gotico a causa dei bombardamenti che colpirono la città.Nasce da qui, nel 1997, l’esigenza di avviare un bando di concorso in vista di sensibilizzare i visitatori alla valorizzazione di un patrimonio culturale che ha segnato la storia di Colonia fin dalle sue origini.

Dall’introduzione alla gara di concorso è possibile leggere:

Noi desideriamo un museo vivente che renda omaggio alla realtà e alla dignità di ciò che già esiste, un’architettura che crea lo spazio con equilibrio e moderazione, usa materiali durevoli, minimizza l’uso della tecnologia, mostra semplicità e funzionalità dei dettagli, sia eseguita meticolosamente nella conservazione dei materiali esistenti; in breve, uno scenario naturale per le persone e per l’arte.

Seppure appartenenti all’introduzione al bando per tutti i partecipanti al concorso, queste parole secondo me racchiudono già tra le righe il nome del loro futuro esecutore. L’architettura di Zumthor è infatti la summa di tutte queste intenzioni, nell’ equilibrio tra il nuovo atto progettuale e quello esistente, così come nella conservazione e valorizzazione di un patrimonio che diventi inestinguibile attraverso gli strumenti dell’innovazione.

A Kolumba tutto comincia dall’arte.

Mantenendo così intatto il principio della stratificazione, Zumthor intreccerà i resti delle mura originarie con una nuova muratura che esprimerà lo stesso linguaggio. Per fare ciò, brevetterà un nuovo tipo di mattone, definito poi come Kolumba Stein, in un formato inconsueto ma perfetto per essere innestato nei muri medievali e realizzare murature con uno spessore complementare a quelle già esistenti in pietra.

In totale armonia con il nucleo esistente, il museo pare tuttavia negarsi ad una relazione diretta con l’esterno. Cortine di mattoni fitte verranno costellate da sottili ed eleganti fessure, attraverso cui la luce si trasformerà in un chiaro scuro di riflessi che suscitano incanto.

Un’atmosfera magica, quasi immateriale di un complesso che non vuole solo esibire e preservare i resti del passato ma che intende esaltarne la memoria attraverso una scelta architettonica che fa spazio alle emozioni dei ricordi senza voce.

 Sharon

Per ulteriori approfondimenti.  Clicca qui 

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