San Francesco all’Immacolata

La Chiesa di San Francesco all’Immacolata in Ragusa Ibla, annoverata fra i 18 monumenti riconosciuti patrimonio dell’Unesco, rappresenta un mirabile esempio di stratificazione architettonica. La storia dell’edificio, a partire dalla sua data di fondazione, è stata da sempre oggetto di una diatriba fra gli storici locali. Alcuni sostengono essere stata fondata alla fine del XVI secolo sulle rovine di Palazzo Chiaramonte. Sortino Trono argomenta: «Chiesa e convento dei PP. Minori Conventuali, così come si trovano istallavansi, su per giù, intorno al 1490 nel palazzo Chiaramonte Conti di Modica»[1]Altri, fra cui Padre Rotolo afferma che: «i primi figli di San Francesco, da veri “minori”, come lui li voleva, nel loro primo stabilirsi in una città, si sistemavano in abitazioni provvisorie. E quando da queste passavano ad avere un luogo, che ricevevano dai fedeli solo in uso, era sempre sito nelle periferie della città, nelle zone depresse, per confondersi con il popolo minuto e viverne la vita. (…) Di là era facile ai figli di San Francesco ispirarsi alla “madre terra” e cantare le lodi delle creature e immergersi nella solitudine e nella contemplazione»[2].

Il sito in cui sorge la Chiesa infatti, occupa la sommità più settentrionale di Ragusa Ibla, che si affaccia verso la valle San Leonardo, immersa nel verde. Padre Rotolo sostiene che sia poco probabile che i Signori del luogo costruissero il proprio palazzo di abitazione alla periferia della città, sembra piuttosto accreditata la tesi secondo cui la nobile famiglia, che regnò per quasi un secolo sulla nostra Ragusa, aveva un palazzo di residenza nella nostra città ma esso non corrispondeva con il sito dell’attuale Chiesa. Grazie ad un atto notarile[3] possiamo ricondurre la sua collocazione nel quartiere chiamato Lo steri [4], confinante con la piancata pubblica; il che ne sposta la collocazione sull’attuale via Capitano Bocchieri, nella zona sotto il castello e probabilmente a ridosso della cupola di San Giorgio.

Se da una parte si fa luce su alcuni aspetti problematici quale la collocazione del Palazzo Chiaramonte, dall’altra possiamo solo ipotizzare la reale data di fondazione della Chiesa. Il monumento ci permette la sua lettura solamente in parte a causa del terremoto del 1693 e di successivi rimaneggiamenti. In linea con quanto detto da Rotolo, si potrebbe affermare che la Chiesa sia stata fondata subito dopo la morte di San Francesco [5] nella periferia settentrionale della città «di là era facile ai figli di San Francesco ispirarsi alla “madre terra” e cantare le lodi delle creature e immergersi nella solitudine e nella contemplazione».[6] Il sito corrisponde pienamente con le linee guida proprie del Francescanesimo. Adiacente alla Chiesa sorgeva il Convento, la cui data di fondazione però si fa risalire fra il 1606 e il 1609, come si legge in un atto di donazione rogato il 16 settembre 1606 dal notaio Silvio Nicita, nel quale suor Elisabetta Gallo si impegna a donare «onze 200 in vista della futura fondazione di un convento degli ordini degli scalzi che si dovrà costruire entro tre anni nella città di Ragusa ad opera del Ven. Frate Giacinto Battaglia».[7] Questo confermerebbe la data di fondazione del convento , chiarendo così le antecedenti convergenze di opinione in merito.

Presso l’Archivio Storico della Chiesa Madre di San Giorgio, durante la fase di ricerca, è stato consultato un documento inedito relativo alla Chiesa e al Convento. Grazie alla trascrizione del “libro dei conti” abbiamo una aggiornata evoluzione dei lavori che si sono operati all’interno della fabrica dal gennaio 1628 al settembre 1666, interessanti soprattutto perché ci danno delle informazioni circa l’impiego di maestranze nel periodo pre-terremoto. Per esempio, all’interno del “libro dei conti” si nota come i Frati dapprima pagassero le maestranze per un determinato numero di “carrichi di pezzi vivi” e poi come evidentemente la fabrica avesse un bisogno così cospicuo di “pezzi” da creare, all’interno del Convento una vera e propria fornace per la realizzazione in situ del materiale di costruzione. Con il terremoto del 1693 sappiamo che il convento rovinò sin dalle fondamenta nonostante sia stato fondato non molto tempo prima, a differenza della Chiesa che, seppur risentendone, ha comunque mantenuto il suo impianto e gran parte delle strutture verticali: con il terremoto infatti caddero le volte, oltre a parte della torre, crollò la facciata con la conseguente caduta della prima campata, ma nonostante questo la Chiesa subito dopo il terremoto era agibile, e lo si legge nei certificati di decesso conservati nell’archivio della Chiesa di San Tommaso. (…)

Per ulteriori approfondimenti. Clicca qui

Ambra

[1] Eugenio Sortino Trono, Ragusa Ibla sacra, Stab. Grafico V. Criscione, Ragusa Ibla 1928, p. 67
[2] Padre Filippo Rotolo, San Francesco all’Immacolata in Ragusa Ibla, Scuola Tip. Salesiana, Palermo 1978, pp. 20-21
[3] AA.VV., Archivio storico / Diocesi di Ragusa, Chiesa madre San Giorgio, Ragusa Ibla, quaderno N° 2, CBD, 2009, p.73
[4] Da Hosterium, palazzo fortificato
[5] San Francesco d’Assisi (1182 –1226)
[6] Padre Filippo Rotolo, San Francesco all’Immacolata in Ragusa Ibla, Scuola Tip. Salesiana, Palermo 1978, pp. 20-21
[7] AA.VV., Archivio storico / Diocesi di Ragusa, Chiesa madre San Giorgio, Ragusa Ibla, quaderno N° 2, CBD, 2009, p.73
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